HUMANITIES 4.0 – Industria, lavoro e società durante la rivoluzione «documediale»

Scienza Nuova – Humanities 4.0 è una serie di workshop finalizzata a focalizzare l’attenzione e la discussione sui temi profondi della grande trasformazione che l’industria, il lavoro e la produzione del sapere stanno affrontando.

Identificare i fattori esplicativi di questa grande trasformazione, che sta producendo cambiamenti senza equivalenti negli ultimi due secoli nelle organizzazioni produttive, sociali e culturali, è di vitale importanza per inventare nuovi lavori e sperimentare nuove relazioni.

Questa grande rivoluzione tecnologica in corso, che presenta la stessa forza della rivoluzione industriale di fine Settecento, potrebbe essere definita “rivoluzione documediale”.

Non c’è società senza memorie, archivi, denaro, senza documenti. Essi, che sono la base per la costruzione della realtà sociale, vengono prodotti, grazie alle nuove tecnologie, in forma il più delle volte automatica. Si caratterizzano sempre più per l’enorme possibilità di archiviazione (big data), che di comunicazione.

La produzione di documenti costituisce la maggior parte dell’occupazione attuale, un’economia basata sui servizi produce essenzialmente documenti, è alla base di quelle attività paralavorative e non lavorative, ma spesso producono anche nuove forme di reddito e che hanno luogo sui social network.

Il web sta diventando una forma di intermediazione universale, alternativa e competitiva rispetto all’industria tradizionale e alle modalità classiche di incontro fra prodizione, lavoro e impresa.

La rivoluzione in atto comporta inoltre una trasformazione della produzione, una riformulazione del lavoro e un cambiamento radicale dell’assetto sociale.

Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per aiutare l’industria a orientarsi nel nuovo mondo venuto a crearsi e insieme per trarre dall’incontro con i problemi concreti e l’intensità del cambiamento uno stimolo a un ripensamento della natura e dei fini delle scienze umane.

Per questo è necessario ritrovare una autorevolezza di analisi che permetta di spiegare questa grande rivoluzione e noi denominiamo questo ambito di studi “Humanities 4.0”.

Ciascun workshop si articola in quattro sessioni:

  • Lectio introduttiva di Maurizio Ferraris (circa 1 ora e 30 minuti)
  • Interazione con i partecipanti coordinata da Angela Condello (circa 2 ore)
  • Lavori a tema in piccolo gruppo condotti da facilitatori esperti (circa 2 ore 30 minuti)
  • Restituzione in plenaria con Maurizio Ferraris (circa 1 ora)

1) Scienza Nuova

Promemoria per il nuovo millennio

Dal Capitale alla Documedialità

Azioni esemplari

Lo scopo di questo ciclo di seminari è riconoscere la vera natura della rivoluzione tecnologica in atto: l’ipotesi di fondo è che l’industria 4.0 mostri in maniera esemplare il carattere della “rivoluzione documediale”, cioè di un grande cambiamento che consiste nell’unione tra la forza istitutiva dei documenti (il web è il più grande archivio che la storia abbia conosciuto) e il dinamismo dei media (ognuno di noi è insieme ricettore e produttore di messaggi, mentre sino a ieri eravamo solo ricettori).

Analizzeremo questa rivoluzione e il suo impatto sul lavoro, le forme di produzione e le relazioni sociali a partire dal sapere umanistico.

Questa rivoluzione ha trasformato non solo la nostra vita quotidiana e il nostro accesso al sapere, ma il mondo sociale e gli equilibri economici; lo ha fatto con una rapidità e una potenza il cui solo equivalente è la rivoluzione capitalistica dei primi dell’Ottocento. Tuttavia non abbiamo ancora concettualizzato questa trasformazione, poiché siamo soliti interpretarla come una evoluzione del capitalismo: si tratta invece – è l’ipotesi che muove Scienza Nuova — di una trasformazione radicale che introduce una discontinuità che va analizzata, compresa e indirizzata.

Una prima sessione introduttiva intitolata “Promemoria per il nuovo millennio” sarà seguita da una sessione sul passaggio dal capitale alla documedialità, e poi da una sessione su come cambiano la leadership, la verità e il sapere all’era della rivoluzione documediale. 

2) Industria 4.0

Società della comunicazione e società della registrazione

Cosa ci svela la tecnica?

Una ragion pratica per il web

Siamo passati dalla società della comunicazione alla società della registrazione: per la prima volta nella storia umana non viviamo in una penuria, bensì in una sovrabbondanza di dati e di documenti, che associati a una enorme potenza di calcolo rendono inutili molte strategie volte alla economizzazione dei dati e che possono essere sostituite da ricerche di casi precedenti, d’accordo con il principio di Google “cerca, non classificare” (“search, don’t sort”). Come dimostra il caso di Google translate, che poggia non sulla sintassi logica del linguaggio, come nei vecchi (e fallimentari) progetti della intelligenza artificiale, bensì su algoritmi che cercano nel gigantesco archivio del web. Per esprimersi con il gergo dei filosofi, si rinuncia alle leggi trascendentali e si passa alla ricerca empirica (possibile perché svolta dalle macchine), e dalla logica si passa alla storia.

L’analisi della trasformazione in corso oscilla tra una esaltazione acritica e un rifiuto ideologico. In entrambi i casi, manca una vera concettualizzazione dello stato di cose. Bisogna in primo luogo rendere quanto più accessibili a tutti le risorse offerte dalla rivoluzione documediale, e per far questo prima che capacità tecniche (che sono sempre in ritardo rispetto all’attualità: quando una tecnica è insegnata, è già superata) bisogna insegnare capacità critiche e conoscenze umanistiche, ossia appunto le sole che non possono essere surrogate dagli algoritmi del “cerca, non classificare”. In questo senso, diventa necessario fornire a ognuno le competenze umanistiche necessarie per governare una società tecnologicamente complessa. 

3) Mediterraneo

Lavoro, dunque sono. 

Competenza e comprensione

Sapere, fare, apprendere

L’economia 4.0 mette in ombra l’enorme lavoro non retribuito – il patrimonio di idee e mobilitazione – che va invece riconosciuto.

Il lavoro produce alienazione nel lavoratore e plusvalore nel capitalista. Il sistema produttivo documediale, invece, si caratterizza per un lavoro non alienato e non retribuito, che tuttavia produce plusvalore. È questo plusvalore nascosto che fa funzionare l’economia documediale, con una caratteristica fondamentale, però, e cioè che chi ne trae profitto non è una economia capitalista centralizzata, ma piuttosto un sistema orizzontale, che può lavorare anche senza accumulare plusvalore (in imprese cooperative come Wikipedia), o che può servirsi di una economia mista, che in parte si lega ai vecchi sistemi di produzione e in parte si inserisce nel nuovo orizzonte della produzione documentale. Questo plusvalore, tuttavia, non è centralizzato; è diffuso in modo casuale. Il che probabilmente è dovuto alle spinte diverse, quando non addirittura contrastanti, che lo generano. Si tratta, in alcuni casi, di reti spontanee di collaborazione dal basso, oppure, in altri, di reti di collaborazioni dal basso guidate e dunque non sempre libere da condizionamenti (per esempio Facebook o i movimenti politici basati sull’uso della rete come strumento di aggregazione e di gestione degli strumenti di rappresentanza), oppure, infine, di reti chiaramente strutturate in senso tradizionale e verticistico.

La rivoluzione documediale deve essere compresa anzitutto a partire dall’impatto che avrà sul mondo del lavoro, sia per la perdita di molti posti sia per la creazione di profili professionali nuovi. Il World Economic Forum prevede infatti che nei prossimi anni si creeranno 2 milioni di posti di lavoro, ma che se ne perderanno 7. 4,8 di questi posti saranno nell’amministrazione; 1,6 nella produzione. Il dato fa riflettere. A sparire non sono i lavori manuali, come nella prima rivoluzione industriale, bensì i lavori burocratici. Non solo: lavori anche ad alta specializzazione e che richiedono una formazione lunga e complessa sembrano essere minacciati dalla informatizzazione delle competenze. Non si svuotano più le fabbriche, ma gli uffici amministrativi, le segreterie e (questa la minaccia su cui intendiamo focalizzarci) persino gli studi di professionisti altamente specializzati.

Il web e le piattaforme informatiche si propongono come forma di mediazione universale in grado di eliminare l’intermediario della burocrazia e tendenzialmente anche quello dello Stato. Questo comporta una metamorfosi del lavoro: computer invece che segretarie, fotocopiatrici invece che scritturali, e strumenti informatici anziché notai, avvocati e giudici. Molte operazioni non solo soltanto automatizzate, ma trasferite altrove e delegate a intelligenze artificiali. Questo cambiamento promette di realizzare una enorme decrescita dei prezzi, ma contemporaneamente una crescita enorme del lavoro non riconosciuto, quello che tutti noi compiamo quando surroghiamo le banche, i giornali, le agenzie di viaggi. Riconoscere e concettualizzare il lavoro 4.0 diviene un obiettivo prioritario tanto per l’industria quanto per la società.

4) Conclusioni

Humanities 4.0.

L’ultima sessione sarà dedicata a una analisi complessiva della rivoluzione in atto a partire da una serie di riflessioni filosofiche, giuridiche, sociologiche, economiche e politiche.

Se guardiamo alla forma di vita che si afferma nella rivoluzione documediale, ci accorgiamo che ha ben poco a che fare con il vecchio mondo del capitale, e moltissimo invece con il comunismo nella forma ideale proposta da Marx: fine della alienazione (varietà dei compiti, prevalere dell’aspetto relazionale). Società senza classi: sopravvivono le fasce di reddito, ma scompaiono le classi in quanto catalizzatrici di idee, consuetudini, forme di pensiero e di comportamento. Società senza stato, che richiama la dimensione “rizomatica” – policentrica e non gerarchica – che negli anni Settanta del secolo scorso era stata considerata come la migliore risposta allo statalismo che malgrado tutto caratterizzava il comunismo reale. Fine della proprietà privata: il prevalere dei servizi riduce la convenienza della proprietà privata: le auto a guida automatica difficilmente saranno di proprietà, e soprattutto nella sfera del possesso dei dati la nozione di “proprietà privata” appare completamente venuta meno. Riconoscimento del principio “a ognuno secondo le sue capacità” (spariscono le rendite di posizione), anche se siamo ben lontani dall’affermazione del principio “a ognuno secondo le sue necessità”.

Partecipazione

Costo per la partecipazione a un seminario € 500,00

Kit didattico

Borsa porta blocco
Dispense
DVD delle lezioni
Accesso alla piattaforma AIF Academy

 

Staff

Maurizio Ferraris
Angela Condello
Antonello Calvaruso
Paolo Viel
Amarildo Arzuffi

2018-07-10T17:34:18+02:00

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