Il Libro Bianco della Formazione: la co-redazione è iniziata

Cultura, Capitale sociale e Territorio: idee e spunti di riflessione

Il Workshop Cultura, Capitale Sociale e Territorio indetto da AIF Academy nell’ambito degli Stati Generali della Formazione e del Lavoro dello scorso 5 Luglio, ha portato in superficie numerosi spunti di interesse e generato un approfondimento a quelle suggestioni fuoriuscite dal lavoro dei giorni precedenti sulla piattaforma di co – working, che permette a tutti gli iscritti di partecipare attivamente allo sviluppo di un Workshop permanente.
Il Workshop si è incentrato particolarmente su alcune tematiche: i sistemi territoriali e lo sviluppo locale, la connessione tra territorio, turismo e formazione e l’importanza della formazione rispetto alle questioni territoriali e istituzionali.
Ad animare la discussione sono stati in particolar modo il professor Davide Diamantini e il professor Ezio Marra, con il contributo del direttore di AIF Academy Antonello Calvaruso che ha coordinato la discussione e risposto ai quesiti dei presenti, in particolar modo sul tema del social learning.

Sul tema dei sistemi territoriali e sviluppo locale, il professor Diamantini ha ampiamente argomentato sottolineando l’importanza del capitale sociale e del capitale umano, quale base del capitale sociale. Lo sviluppo del capitale umano è risultato fondamentale: implementare le capacità e le competenze delle persone per poter conseguenzialmente sviluppare il sistema territoriale e migliorare le condizioni di vita individuali e della collettività. Da questa angolazione, il capitale umano può essere inteso come il motore dello sviluppo territoriale. Sorge così l’esigenza di collegare la formazione e il territorio, tenendo presente le dimensioni “umane”, quelle territoriali (sia formali sia informali) e le reti come punto chiave dello sviluppo locale.
L’approfondimento del professor Marra riguardo la connessione tra territorio, turismo e formazione ha sottolineato come negli ultimi trent’anni gli studiosi, approfondendo le tematiche connesse al territorio, abbiano dovuto affrontare e analizzare il passaggio dallo spazio fisico dei luoghi alle reti. Questo passaggio ha generato il fenomeno del “disembedding”, cioè di de-contestualizzazione, in cui i confini hanno perso la loro chiarezza e la loro precisione. Invece nell’ambito del turismo non si riesce a stabilire una definizione esaustiva: difatti il turismo è in parte un settore, in parte un fenomeno e in parte un’industria. Il turismo va, quindi, inteso come un fenomeno di mobilità, un processo che produce beni immateriali, un sistema che mette insieme diversi interessi (quali quelli dei residenti, dei turisti, delle catene alberghiere, ecc.). In aggiunta a ciò, può anche essere definito come un settore che sta diventando sempre più importante: circa il 10% degli occupati mondiali vi lavora (e il dato continua a crescere). I processi formativi devono tener conto della complessità dei due discorsi:  da un lato, quando si fa formazione s’interagisce con specifici soggetti o territori (e bisogna capire a chi rivolgersi, tra il Comune, la città metropolitana, la Regione, lo Stato, ecc.), dall’altro, il fenomeno del turismo produce una serie di processi che bisogna imparare a gestire (in quanto non è una pura e semplice attività commerciale, bensì un aggregato di fenomeni, di processi e di interessi).

La domanda di fondo che ha posto Antonello Calvaruso è stata: in che modo il formatore può supportare i processi di sviluppo locale e favorire i processi di apprendimento territoriale?
Secondo il direttore dell’AIF Academy, bisogna partire dalla comprensione del significato di comunità, dei bisogni sociali e dell’occupabilità delle persone in relazione alle specifiche caratteristiche proprie del territorio. A partire dalla corretta osservazione, dall’interazione con gli stakeholder del territorio fino alla scelta di strumenti e metodi formativi pertinenti si potranno sviluppare processi di apprendimento territoriale. Se il ruolo della formazione è quello di supportare lo sviluppo del territorio, allora il formatore deve rafforzare quelle competenze necessarie ad accompagnare la persona nel complesso processo di apprendimento facilitando la comprensione delle connessioni (implicite ed esplicite) tra l’individuo, l’organizzazione e il territorio di riferimento, generando quella dimensione di senso mobilitante. Perciò il formatore deve rivedere i metodi formativi utilizzati svolgendo un’attenta attività di problem setting (approfondita analisi del territorio) per poi poter sviluppare azioni di problem solving. Perché se non si settano e si focalizzano prima i problemi, sarà difficile che questi possano essere risolti. I percorsi formativi di AIF Academy non sono semplici percorsi necessari per ottenere il bollino della qualificazione, bensì intriganti sentieri di apprendimento capaci di generare consapevolezza di ruolo. In tal senso si intende soddisfare quella esigenza latente di istituzionalizzare e definire un terreno comune su cui la comunità degli stakeholder della formazione possa sviluppare la propria consapevolezza di ruolo, massimizzando la propria forza negoziale e politica.

Il Libro Bianco della Formazione

A fatto seguito ai lavori del Workshop l’inizio della redazione del Libro Bianco della Formazione; sulla piattaforma di co-working sono state messe nero su bianco tutte le idee razionalizzate fino a questo momento.

In particolare i Formatori si stanno interrogando su alcuni aspetti, quali:

  • Il rapporto tra globalizzazione e localizzazione;
  • La nozione e la definizione del genius loci;
  • Le competenze del formatore al fine di supportare lo sviluppo del territorio;
  • La possibilità di collegarsi e condividere esperienze, idee e competenze;
  • Come formare all’agire: ovvero favorire la trasmissione dei saperi comprendendo il territorio e “picconando alla ricerca di pietre grezze, di quelle potenzialità che in certi contesti sono sopraffatte dal contingente” (Alessandro Arbitrio).

Analizzando questi fenomeni – secondo i formatori che sono finora intervenuti – bisognerebbe approfondire attentamente il fenomeno della globalizzazione, che “ha generato un circolo sia vizioso che virtuoso di pensieri ed azioni, in parte assolutamente stimolanti e positivi, ma, al contempo, assolutamente de-identitari” (Rosa d’Elia). Ma, non bisogna dimenticare, bensì esaltare, quel genius loci, “quei saperi diffusi e taciti dei nostri territori” (Paolo Viel), che forse danno vita ad “un’anima dei luoghi… e magari anche dei semidei…” “…ma sicuramente generano la possibilità di creare reti e relazioni necessarie per lo sviluppo armonico del territorio” (Francesca Falcone).
Sorge così la necessità di definire “le competenze che devono avere i formatori” (Lucia Rosati), i quali devono stare attenti alle “forti differenziazioni tra un territorio e l’altro e anche a una possibile omogeneità” (Emanuela Truzzi).
Poi c’è chi pensa che sia il caso di porre in evidenzia che “per generazioni i nonni hanno tramandato i saperi ai nipoti, dopo averli custoditi lungo percorsi già determinati dal cognome o dal territorio di appartenenza”… “ Un feudalesimo del sapere.

L’appuntamento ora è fissato per il 12 Luglio a Torino per un nuovo Workshop sul tema della Digital Transformation; nel frattempo potete ancora iscrivervi agli Stati Generali della Formazione e del Lavoro per partecipare attivamente sia ai Workshop che alla redazione del Libro Bianco tramite la piattaforma di co-working.

2019-07-03T16:35:59+01:00

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