Formazione e digital transformation: le riflessioni di Luigi Nicolais

Affrontare il problema di una formazione di qualità che faciliti la comprensione dei meccanismi del flusso della Trasformazione Digitale nel quale siamo immersi, richiede la costruzione di una visione sistemica capace di far emergere le correlazioni esistenti tra:

  • Il dato: quello che viene definito il petrolio del sistema capitalistico all’epoca della IV rivoluzione industriale apre nuovi scenari sia di redistribuzione del potere e di nuovi equilibri fiduciari, sia per quanto riguarda lo sviluppo delle nuove professionalità legate alla rilevazione, elaborazione e analisi dei dati per produrre informazioni da collocare lungo nuove catene di produzione del valore.
  • La sicurezza: quella della cyber security può essere rappresentata come un’eterna rincorsa del cane dietro la volpe. Ogni innovazione nei sistemi di crittografia, di frammentazione delle informazioni, di password e di codici di accesso spinge chi si occupa di hackeraggio a innovare il codice al fine di penetrare il sistema. Da questo punto di vista la sicurezza bancaria può essere presa come esempio perché oltre all’interoperabilità dei dati, subisce costantemente la spinta del cliente che chiede sicurezza per il trattamento di dati che riguardano circolante, valuta e patrimonio.
  • La rivoluzione sociale che include almeno quattro punti su cui focalizzare l’attenzione:
  1. La digital divide, ovvero una nuova forma di esclusione sociale tra chi sa usare gli strumenti digitali e chi no.
  2. La polarizzazione, ovvero la divisione tra super tecnici specializzati che padroneggiano il codice e operano come supervisori di sistemi sempre più automatizzati e operatori con mansioni sempre più povere.
  3. L’ annullamento degli organismi intermedi, che trova la sua massima realizzazione nell’uso delle piattaforme di intermediazione che producono nuove forme di sfruttamento del lavoratore.
  4. Lo sfogatoio sociale, ovvero l’uso improprio dei social network che, pur mettendo a disposizione di ciascuna persona una potenza comunicativa mai raggiunta sinora, invece di educarla a contribuire al miglioramento della società la spinge a esprimersi senza pensare. Questo sta sviluppando una società fondata sulla creazione del nemico che sfocia nella comunicazione immediata che scaturisce dall’emotività non controllabile.
  • La nuova educazione: la necessità di rafforzare il ruolo della scuola come istituzione educativa capace di generare una conoscenza meccanica, una certificazione del dato, ma anche di sollecitare la dimensione del senso. Si tratta di affrontare un problema generazionale connesso a ripristinare la giusta relazione tra pensiero e espressione. Non è una cosa da poco, il problema riguarda sia la rivalutazione della letteratura, come possibilità di vedere contemporaneamente i due emisferi della terra, ma anche della produzione di testi tecnici che sappiano generare l’emozione del costruire
  • Le fonti: uno dei problemi più importanti è restituire dignità alla qualità delle fonti utilizzate per generare conoscenza e supportare decisioni.
  • I nuovi lavori: la nuova società ha bisogno del ritorno degli umanisti. In un contesto come quello attuale l’infrastrutturazione della IV rivoluzione esiste già, il problema è comprenderne il senso. Questo passaggio consentirebbe di comprendere meglio le logiche che sottendono l’infrastruttura e a trovare criteri di gestione idonei. Potremmo usare un’immagine metaforica: non abbiamo bisogno di persone che progettino nuove autostrade ma di qualcuno che ci insegni a guidare.
  • L’innovazione di prodotto e di processo: si tratta di comprendere le onde sinusoidali che caratterizzano questo processo. La storia del bottone e dell’asola è significativa. Il bottone è stato inventato migliaia di anni prima dell’asola, ma fino al momento dell’invenzione dell’asola non aveva alcuna funzione se non quella di abbellimento. In questo momento di forte cambiamento è fondamentale comprendere le fasi di lavoro basate sulla ripetitività. Anche il lavoro più artigianale del mondo, che potrebbe essere quello della sartoria, ha alcune fasi digitalizzabili come ad esempio la prova su manichini 3D, ovvero la rappresentazione virtuale del cliente. L’innovazione dei processi riguarda anche il ripensamento delle filiere produttive e la riconfigurazione delle catene del valore. Per esempio gli artigiani pastorari del centro greco-romano della citta di Napoli potrebbero digitalizzare la narrazione e la presentazione dei propri prodotti artigianali portando il percorso di San Gregorio Armeno in giro per il mondo. L’innovazione di processo di solito segue la legge dell’applicazione di una ricerca già fatta, segue la logica del ripensamento e della riconfigurazione. L’innovazione di prodotto è invece dirompente, punta a comprendere cosa il cliente potrebbe desiderare. Tuttavia anche nell’innovazione di prodotto bisogna distinguere i meccanismi che caratterizzano quella incrementale (ad esempio la creazione di un nuovo tessuto) da quella radicale, che necessita di una nuova visione perché fa riferimento a un mercato che ancora non esiste. In questo secondo caso non si può chiedere a nessuno il parere per un prodotto che non esiste ancora (esempio di Ford). In termini di formazione l’innovazione incrementale e di processo richiede una conoscenza di ciò che è avvenuto in passato, quella radicale richiede invece lo sviluppo di contesti di apprendimento collettivo capaci di stimolare la creatività della persona.

 

 

 

 

 

 

2019-07-02T14:51:42+01:00

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